martedì 20 gennaio 2009

FRAMMENTI DI UN INUTILE INCONTRO








Al solito posto - diceva il messaggio al cellulare
Ok - fu la risposta .
Il caffè stava li come ci sta dal 1.720 lussuoso, antico, affascinate, ricco di storia e di persone.Piazza San Marco offre un'infinità di locali ma quello era il loro caffè.
Il cielo di novembre le aveva regalato due giorni di caldo sole , il clima era piacevole e poteva aspettare fuori, godersi la piazza, il tepore, i turisti.
Ancora non arrivava, l’avevano sempre innervosita i suoi ritardi ma li aveva sempre accettati ,come tutto il resto.
5 minuti, poi 10…. sapeva di poter tranquillamente entrare e sedersi al tavolino, il solito; la sala a destra, poltroncine di sinistra il penultimo tavolo vicino alla vetrata.
La confortava l’idea della certezza che lui non avrebbe sbagliato posto. Dopo tanti anni forse tutto era cambiato ma non l’abitudine di quel luogo.
Quattro ragazzi seduti al tavolino a fianco consultavano il menu e commentavano i prezzi delle consumazioni, troppo alti ormai per gente come noi. Erano allegri , carini, erano gay tutti e quattro, le ricordarono il suo amico a casa, allora per ingannare l’attesa gli mandò un messaggio; ora lui la odiava per non avergli chiesto di accompagnarla a Venezia quel week end.….
Lo vide arrivare, dalla sua postazione lo vide accelerare il passo, guardare l’orologio, sul polso destro sempre e rigorosamente come lei.
Si guardò intorno, entrò e non sbagliò tavolo.
Esitava, la guardava ed esitava in modo così disperato che lei ebbe pietà di lui, allora si alzò gli prese la mano e lo fece sedere accanto a lei.
-Sei qui! Disse lui
-Sono qui…
-Sei tu!
-Sono io…..
-Perché a Venezia?
- Venezia è sempre bella da visitare, anche cento volte, lo sai quanto io ami questa città….
-Sei tu, sei uguale , sei spaventosamente uguale a prima, a quel tempo
- Dicono così, dicono che non sia cambiata mai, devo crederci allora?
- Si, credici.
Il cameriere si presentò a prendere l’ordinazione. Lei aveva fame e chiese dei tramezzini e un succo d’arancia, lui prese il solito, un tè.
Si accorse subito di quanto si sentiva ancora e sempre a suo agio con lui , anche dopo tanto tempo , anche dopo tutto, anche dopo…
Era ciò che provava ogni volta che lo vedeva.
Gli sguardi indugiavano sul piano del tavolino di marmo , sui divanetti, sulle pareti, su di loro.
Si raccontarono con esitazione, non sapendo sino a dove potessero arrivare, sino a cosa potessero dire ,sino a quando potessero ritornare indietro nel tempo.
La famiglia, i figli, il lavoro, gli interessi, le passioni, gli amici , lei ..
La sua vita, le sue donne, i suoi non figli , il suo lavoro, i suoi interessi, i suoi amici, lui…

Lo sentiva, lo sentiva ancora come un tempo e sentirlo per lei significava trovarselo dentro, nel cuore, nei gesti, nella mente, nelle parole, sotto la pelle. Sensi ed emozioni.
Lo aveva davvero amato allora quel ragazzo che ogni volta ritrovava più uomo , coi segni dei pensieri sulla fronte, i segni dei sorrisi attorno alle labbra, i segni forse delle lacrime attorno agli occhi?
Pezzi di vita che lei non conosceva , momenti di gioia e dolore che non aveva voluto condividere. Provò una fitta di gelosia così intensa che dovette trattenere un gemito di rimpianto e rammarico. Respirò profondamente perché il fiato si era involontariamente fatto corto.
Doveva controllarsi ,si era imposta di non fallire, di non comunicare ciò che provava , non adesso, non più .Non era facile per lei emotiva com’era e un’esitazione nel suo sguardo fece si che lui capì. Sorrise allora, felice di ciò che aveva appena percepito, felice di scoprire che, a dispetto della volontà, là nel centro dei loro corpi, nel centro dei loro pensieri ancora viveva un po’ di ciò che un tempo li aveva disperatamente e meravigliosamente uniti.
-resta con me questi due giorni, questa notte , disse lui
-non posso
-perché?
-ho già pagato l’albergo…...
-Cinica! Cinica e stronza come un tempo.
- mi amavi per questo no? sorrise
- no non ti amavo, ti amo
- mi amavi, preferisco usare i verbi al passato, per sentirmi meno in colpa, capisci ?....
- resta con me allora, per espiare le tue colpe almeno
- le nostre colpe vorrai dire. Che senso avrebbe? Fare un bagno nel mare del passato non può far altro che ripresentarci il presente più vivo e più prepotente.

Rimasero a lungo seduti a quel tavolino, rimasero tutto il tempo possibile per potersi parlare e guardare e ricordare e ricordarsi l'un l'altro. Una carica per poter affrontare il tempo a venire, quel tempo che ancora sarebbe trascorso da li al loro prossimo incontro.

Lasciamo tracce nella nostra vita, tracce di noi e di altri e non lo sappiamo, non lo vogliamo, non lo prevediamo.

1 commento:

  1. Perchè lo hai intitolato "frammenti di un inutile incontro"? Io credo che gli incontri tra le persone non siano mai inutili, ma anzi proprio come tu dici alla fine del tuo scritto, si lasciano tracce durante la nostra vita e altri LASCIANO TRACCE DI LORO NELLA NOSTRA VITA e nella maggior parte dei casi, queste tracce, purtroppo o per fortuna, ci segnano....e sono anch'esse parte di quello che siamo e che saremo.
    Boh, forse mi sono un po'incasinata, non so se ho reso l'idea!!! Va beh!!!
    Rosy

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